Quando inspiro non sento il battito cardiaco ma quando espiro e trattengo l'aria fuori (anthara kumbaka) allora quel ritmo s'impone al mio ascolto. Mio è l'ascolto non il battito.
Come non posso comandare al cuore di pulsare ad un certo ritmo, così devo cercare di non comandare il respiro. Per farlo mi siedo accanto a me stessa nella finzione e mi guardo respirare. Lo sguardo è mio, il respiro è della terra, degli altri che come me hanno lo sguardo.
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