A Valediction: forbidding morning
Come quieti dipartono gli onesti
Sottovoce dicendosi che è l’ora,
Mentre commentano alcuni amici mesti:
— Va via il respiro—, ed altri: —non ancora—,
Lasciamoci così, sommessamente,
Senza di pianto e di sospir tremore.
È profanar gioie che ognun di noi sente Senza di pianto e di sospir tremore.
Il rivelare al mondo il nostro amore.
Tremor di terra fa paura e disastri,
E sul suo senso l’uomo fa domande, Ma la trepidazione che han gli astri
È innocente benché tanto sia grande.
Nei rozzi amanti sublunari amore
—La cui anima è il senso — non regge affatto L’assenza, che è il pericolo maggiore
Delle cose di cui esso è stato fatto.
Ma noi, dall’amor così raffinato,
Che neppure noi ne conosciam l’essenza, La mente resa certa del suo stato,
Men d’occhi, labbra e mani urta l’assenza.
Le anime nostre nella loro unione,
Benché io debba partire contro voglia, Non avvertono
frattura, ma espansione, Come oro che battuto si fa sfoglia.
Son due, ma così come nel compasso
Due sono anche i gemelli austeri: e dove Sembra non fare la tua anima un passo,
Piè fisso è e all’altro teso, se si muove.
E benché essa rimanga nel suo centro,
Mentre l’altra più lontano si spinge, Si inclina, la richiama e aspetta il rientro
Tornando eretta se a rientrar si accinge.
E per me, cui in oblique vie andar pertiene,
Simile all’altro piede, andar spedito, Sei il punto fermo, e il cerchio chiude bene,
E fai che io torni dove son partito.
Ho conosciuto questa poesia quasi trent'anni fa durante una delle incantevoli lezioni di Dorotea Medici, professoressa straordinaria cui va la mia interminabile riconoscenza. Ricordavo, sbagliando, che si intitolasse il compasso. Ma come un compasso mi si è conficcata dentro.
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